(recensione di Francesco Anania)
"Ora, rimandando al suo passato, vide in quale profondo solco si fosse sempre lasciato vivere. Quando uno aveva vissuto facendo il proprio dovere, c'era un guaio: che non riusciva più a vivere diversamente. Almeno questo era il punto di vista degli uomini della sua generazione" - Edith Wharton - L'età dell'innocenza 1920. Finito di leggere. La storia di una passione nascosta a tutti. Come cenere di un fuoco, cova nel cuore e negli anni. E basta un guanto bianco lasciato per caso, un portile rivisto anni dopo, e il ricordo torna indietro. Ferite aperte e mai guarite. E poi il finale a Parigi.... Una porta che non si passa.... Una mano desiderata...
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mercoledì 31 luglio 2013
Libro - "L'età dell'innocenza", di Edith Wharton
lunedì 29 luglio 2013
Film - "Il favoloso mondo di Amelie", di Jean-Pierre Jeunet
(recensione di Rosaria Nastro)
"Il fantastico mondo di Amelie" è un film francese che non è per tutti...perchè non è immediato, non arriva subito al "dunque" ma viene scoperto man mano da questo mondo fantastico che si crea e in qui si chiude la protagonista. È un film che ti apre la mente, che ti fa apprezzare le piccole cose e ti fa vedere come ci sia un muro tra fantasia e realtá ma non esclude che queste due possano vivere insieme. Bello non so quante volte l'ho rivisto...ma ripeto non è per tutti.
"Il fantastico mondo di Amelie" è un film francese che non è per tutti...perchè non è immediato, non arriva subito al "dunque" ma viene scoperto man mano da questo mondo fantastico che si crea e in qui si chiude la protagonista. È un film che ti apre la mente, che ti fa apprezzare le piccole cose e ti fa vedere come ci sia un muro tra fantasia e realtá ma non esclude che queste due possano vivere insieme. Bello non so quante volte l'ho rivisto...ma ripeto non è per tutti.
Libro - "Il Piccolo Principe", di Antoine de Saint-Exupéry
(recensione di Rosaria Nastro)
Sarà pure un libro vecchio e molti credono che sia per bambini, forse solo per la statura del protagonista, ma per me resterà sempre al primo posto: il piccolo principe, un bambino senza nome, senza etá che è capace di trascinarti in pianeti diversi lontani dalla realtá quanto vicini. Secondo me è un libro da leggere no una sola volta; per me ogni volta è una scoperta diversa, ti insegna il valore di un'amicizia, degli affetti, dei rapporti, la bellezza delle nostre attese, dei tramonti e anche dei nostri deserti. Lo consiglierei agli adulti piú che ai bambini.
Sarà pure un libro vecchio e molti credono che sia per bambini, forse solo per la statura del protagonista, ma per me resterà sempre al primo posto: il piccolo principe, un bambino senza nome, senza etá che è capace di trascinarti in pianeti diversi lontani dalla realtá quanto vicini. Secondo me è un libro da leggere no una sola volta; per me ogni volta è una scoperta diversa, ti insegna il valore di un'amicizia, degli affetti, dei rapporti, la bellezza delle nostre attese, dei tramonti e anche dei nostri deserti. Lo consiglierei agli adulti piú che ai bambini.
domenica 28 luglio 2013
Libro - "Nessuno si salva da solo", di Margaret Mazzantini
E’ un film quello che scivola nella mente del lettore mentre legge l’ultima fatica della Mazzantini. Un racconto preciso e puntuale di quella che è la fine di un amore, che era inizato sotto il migliore degli auspici. Gaetano e Delia, ormai separati, in compagnia di un fardello di ricordi non tutti piacevoli, ma sicuramente loro, si ritrovano una sera a cena assieme. La scena costituisce lo sfondo su cui l’autrice tesserà il tracciato, il percorso, che ha portato i due dall’amore folle al disinnamoramento. Più volte, attraverso le parole o i pensieri dei due o del narratore, con un linguaggio crudo e talvolta anche esasperato, l’autrice indaga su come si sia arrivati fino a quel punto, dov’è che la loro storia si è incagliata, dove le falle che li hanno condotti all’epilogo. Le risposte arriveranno, e arriveranno congiuntamente alle riflessioni che, man mano, prenderanno forma nella testa del lettore, che inevitabilmente si cala in quei personaggi, fino a comprendere come sia difficile distruggere una storia con un niente. I malumori, la pigrizia, la routine: fili di ghiaccio che non si è capaci di sciogliere, portano inevitabilmente alla fine. Per cui chi ama davvero deve scongiurare questo pericolo. E la Mazzantini, senza mai dircelo, ci spiega esattamente come.
Libro - "Le luci nelle case degli altri", di Chiara Gamberale
E' uno dei libri, questo, che mi ha lasciato il ricordo migliore. Scorrevolissimo, ben strutturato, ottima storia, favoloso colpo di scena finale, proprio quando ormai le cose sembrano del tutto assodate.
Un condominio; Maria, un’amministratrice condominiale e il rapporto dolcissimo con sua figlia Mandorla; un padre sconosciuto, di cui il dilemma …scoprirlo o lasciar perdere.. tornerà a più ondate nelle intenzioni della piccola dopo che la madre, in seguito ad un brutto incidente, sarà passata a miglior vita.
Tutti i condomini di quel palazzo, a quel punto, decidono di adottare Mandorla. In questo modo, il lettore viene trascinato in ciascuna di quelle case, di quelle intimità, di quelle storie, mai troppo banali e descritte con tale dovizia di particolari da farci sembrare noti, alla fine, uno ad uno, ognuno di quei personaggi.
Lentamente, ma non troppo… anzi, direi già fin dalla prima pagina, il lettore viene agguantato e succhia quella narrazione con voracità, fino alla fine, quando la verità arriva dritta in faccia come una sberla. Cruda, disarmante e tenera come non la si sarebbe mai immaginata. E si desidererebbe con tutto il cuore, come purtroppo spesso accade, che quel libro continuasse all’infinito..
Un condominio; Maria, un’amministratrice condominiale e il rapporto dolcissimo con sua figlia Mandorla; un padre sconosciuto, di cui il dilemma …scoprirlo o lasciar perdere.. tornerà a più ondate nelle intenzioni della piccola dopo che la madre, in seguito ad un brutto incidente, sarà passata a miglior vita.
Tutti i condomini di quel palazzo, a quel punto, decidono di adottare Mandorla. In questo modo, il lettore viene trascinato in ciascuna di quelle case, di quelle intimità, di quelle storie, mai troppo banali e descritte con tale dovizia di particolari da farci sembrare noti, alla fine, uno ad uno, ognuno di quei personaggi.
Lentamente, ma non troppo… anzi, direi già fin dalla prima pagina, il lettore viene agguantato e succhia quella narrazione con voracità, fino alla fine, quando la verità arriva dritta in faccia come una sberla. Cruda, disarmante e tenera come non la si sarebbe mai immaginata. E si desidererebbe con tutto il cuore, come purtroppo spesso accade, che quel libro continuasse all’infinito..
Libro - "La cucina degli ingredienti magici", di Jael Mc Henry
Fantastico libro, questo. Trama originalissima, dipanata in modo semplice ma, nel contempo, alla scoperta di una realtà complessa e inaspettata. Ginny perde entrambi i genitori in un terribile incidente stradale e, passato il funerale, cerca di consolarsi con l’unico modo che le riesce: cucinare. Così prende delle vecchie ricette manoscritte e inizia a seguirne, passo dopo passo, le indicazioni, finchè l’odore, la fragranza, si diffondono per tutta la cucina e lì… apparire un fantasma. Attraverso queste apparizioni, Ginny verrà a conoscenza di dettagli di vita, della sua vita, che erano ad un passo da lei ma di cui lei non si era mai accorta. E’ bello anche perchè è un libro positivo.. la fissazione di un obiettivo, la cesellatura di certi comportamenti, la reinvenzione di un proprio presente proprio quando questo sembrava essere stato depezzato dalla grave perdita degli affetti più cari e dall’impossibilità, quasi, di cercare nuove risorse dentro e fuori di sé.
sabato 27 luglio 2013
Una recensione dell'autore Francesco Consiglio
Gli scrittori funambolici non sono più quelli di una volta.
Ieri sera, curiosando nel catalogo Rizzoli, mi sono imbattuto in un romanzo, La confessione, che l'editore non esitava a definire: "Imprevedibile e funambolico come il suo autore. Un thriller che ci trascina nel mondo sfavillante dello spettacolo, mostrandoci dall'interno la sua anima nera. Un romanzo che non ha paura di commuovere, di s...tupire e, fino all'ultima pagina, di colpire dove fa più male".
Il modo in cui descrivevano l'autore, "imprevedibile e funambolico", era una calamita di considerabile forza che mi spingeva all'acquisto. Sono andato su Google e ho digitato: "scrittore funambolico". Mamma mia, che risultati: "Luigi Malerba, straordinario scrittore funambolico" (Angelo Guglielmi); Giorgio Manganelli, scrittore funambolico, beffardo, spregiatore del realismo e di ogni retorica "virtuistica" (Filippo La Porta). E poi Aldo Palazzeschi, Italo Calvino, Raymond Queneau. Mi è bastato scorrere questi nomi per sospettare di trovarmi di fronte a un romanzo memorabile. Anche la collana, Rizzoli best, prometteva bene. È quella dove pubblicano autori del calibro di Jeffery Deaver, che ha conosciuto il successo internazionale con Il collezionista di ossa, e Robert Ludlum, uno dei maggiori scrittori statunitensi di romanzi d'avventura e di spionaggio, con oltre 200 mila copie vendute in tutto il mondo.
Ho comprato l'ebook, 12 euro, rinunciando, per lo stesso prezzo, a un volo Ryanair per Barcellona (accidenti al mio amore per i libri, dovrei smettere).
A questo punto vi starete certamente chiedendo perché non vi ho ancora rivelato il nome del funambolico scrittore. Sarà forse che mi piace tenervi sulla corda? Sì, come un funambolo, come Malerba, come Manganelli, come Calvino. Pazientate ancora un poco. Prima voglio farvi assaggiare un po' di quella me… di quella meravigliosa prosa. Siete pronti?
Incipit: "Il corpo senza vita di Enrico Bertini in arte Chico era riverso sul parquet della suite 606, quella che l'hotel Royal di Sanremo riserva esclusivamente agli ospiti più importanti. Quella con vista mare a 1.100 euro al giorno, 500 in più delle camere affacciate sul parcheggio e il campo da tennis".
Commento critico: Oh, cazzo! Ma chi sono quegli scemi che sborsano 600 euro al giorno per sentire il rumore dei motori delle auto che parcheggiano e i colpi sordi delle palline da tennis centrate dalle racchette?
Un frammento: "Anche se la mia carriera è cominciata nella parrocchia di Montesanto, vicino a Firenze, e i miei mi hanno dato un'educazione cattolica io non sono mai stato praticante. E nel tempo mi sono allontanato ancora di più, da anni credo di essere convinto che Dio sia soltanto un'invenzione dell'uomo".
Commento critico: Questo è un folgorante attacco al teismo, al panteismo, ma anche al politeismo e al monoteismo. Che coraggio! Che modernità! Mi viene in mente Diagora di Milo, detto l'Ateo.
E ancora: "La morte era venuta a fargli visita e non aveva chiesto permesso".
Commento critico: Che maleducata!
Concludo, non vorrei infierire: "Sì, mi sento il vuoto sotto i piedi, è una situazione insopportabile e ho bisogno di parlare con una persona di cui potermi fidare davvero. Anzi, mi scusi se ho bussato alla sua porta in piena notte, ma ero sicuro che qui avrei trovato qualcuno che mi avrebbe ascoltato. Ho un unico desiderio prima di domani: raccontare la mia storia".
Commento critico: Sei sicuro che i lettori abbiano voglia di ascoltarla?
Ora ditemi: chi è? Se non l'avete capito, eccovi dei versi tratti dalla sua opera più famosa: "Le luci spente delle due di notte / passa un barbone con le scarpe rotte / la notte qui non è come a Milano / o a Roma, pieno di casino / fra quasi un'ora arriva "La Nazione" / un ferroviere fischia una canzone / una signora senza suo marito / la guardo bene, è solo un travestito".
Ah, l'arte imprevedibile e funambolica di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo!
Ieri sera, curiosando nel catalogo Rizzoli, mi sono imbattuto in un romanzo, La confessione, che l'editore non esitava a definire: "Imprevedibile e funambolico come il suo autore. Un thriller che ci trascina nel mondo sfavillante dello spettacolo, mostrandoci dall'interno la sua anima nera. Un romanzo che non ha paura di commuovere, di s...tupire e, fino all'ultima pagina, di colpire dove fa più male".
Il modo in cui descrivevano l'autore, "imprevedibile e funambolico", era una calamita di considerabile forza che mi spingeva all'acquisto. Sono andato su Google e ho digitato: "scrittore funambolico". Mamma mia, che risultati: "Luigi Malerba, straordinario scrittore funambolico" (Angelo Guglielmi); Giorgio Manganelli, scrittore funambolico, beffardo, spregiatore del realismo e di ogni retorica "virtuistica" (Filippo La Porta). E poi Aldo Palazzeschi, Italo Calvino, Raymond Queneau. Mi è bastato scorrere questi nomi per sospettare di trovarmi di fronte a un romanzo memorabile. Anche la collana, Rizzoli best, prometteva bene. È quella dove pubblicano autori del calibro di Jeffery Deaver, che ha conosciuto il successo internazionale con Il collezionista di ossa, e Robert Ludlum, uno dei maggiori scrittori statunitensi di romanzi d'avventura e di spionaggio, con oltre 200 mila copie vendute in tutto il mondo.
Ho comprato l'ebook, 12 euro, rinunciando, per lo stesso prezzo, a un volo Ryanair per Barcellona (accidenti al mio amore per i libri, dovrei smettere).
A questo punto vi starete certamente chiedendo perché non vi ho ancora rivelato il nome del funambolico scrittore. Sarà forse che mi piace tenervi sulla corda? Sì, come un funambolo, come Malerba, come Manganelli, come Calvino. Pazientate ancora un poco. Prima voglio farvi assaggiare un po' di quella me… di quella meravigliosa prosa. Siete pronti?
Incipit: "Il corpo senza vita di Enrico Bertini in arte Chico era riverso sul parquet della suite 606, quella che l'hotel Royal di Sanremo riserva esclusivamente agli ospiti più importanti. Quella con vista mare a 1.100 euro al giorno, 500 in più delle camere affacciate sul parcheggio e il campo da tennis".
Commento critico: Oh, cazzo! Ma chi sono quegli scemi che sborsano 600 euro al giorno per sentire il rumore dei motori delle auto che parcheggiano e i colpi sordi delle palline da tennis centrate dalle racchette?
Un frammento: "Anche se la mia carriera è cominciata nella parrocchia di Montesanto, vicino a Firenze, e i miei mi hanno dato un'educazione cattolica io non sono mai stato praticante. E nel tempo mi sono allontanato ancora di più, da anni credo di essere convinto che Dio sia soltanto un'invenzione dell'uomo".
Commento critico: Questo è un folgorante attacco al teismo, al panteismo, ma anche al politeismo e al monoteismo. Che coraggio! Che modernità! Mi viene in mente Diagora di Milo, detto l'Ateo.
E ancora: "La morte era venuta a fargli visita e non aveva chiesto permesso".
Commento critico: Che maleducata!
Concludo, non vorrei infierire: "Sì, mi sento il vuoto sotto i piedi, è una situazione insopportabile e ho bisogno di parlare con una persona di cui potermi fidare davvero. Anzi, mi scusi se ho bussato alla sua porta in piena notte, ma ero sicuro che qui avrei trovato qualcuno che mi avrebbe ascoltato. Ho un unico desiderio prima di domani: raccontare la mia storia".
Commento critico: Sei sicuro che i lettori abbiano voglia di ascoltarla?
Ora ditemi: chi è? Se non l'avete capito, eccovi dei versi tratti dalla sua opera più famosa: "Le luci spente delle due di notte / passa un barbone con le scarpe rotte / la notte qui non è come a Milano / o a Roma, pieno di casino / fra quasi un'ora arriva "La Nazione" / un ferroviere fischia una canzone / una signora senza suo marito / la guardo bene, è solo un travestito".
Ah, l'arte imprevedibile e funambolica di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo!
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