venerdì 30 agosto 2013

LIBRO - "IO NON HO PAURA DEL BUIO", di Tania Della Bella

Recensione di Paolo Leone)

Lo confesso. Quando ho preso in mano “Io non ho paura del buio” sapendo che degli animali erano i protagonisti ma in prima persona, ero piuttosto scettico. Far parlare cani e gatti, affibbiandogli comportamenti e ragionamenti inevitabilmente umani, mi ha sempre dato una sensazione di furbo escamotage per far colpo al botteghino, come nei film.
Dopo poche pagine, mi sono ricreduto e la lettura di questa opera della scrittrice Tania Della Bella è stata una scoperta emozionante. Lettura molto scorrevole, e già questo è un pregio, non cade mai in una banalità scontata anzi, induce al proseguimento del romanzo quasi con il timore che vada a finir male. E il male è presente, eccome, nelle pagine e nelle storie di questi nostri amici pelosi e purtroppo proviene sempre dall’essere umano. Travolgente nella seconda parte, il romanzo corre a grandi passi verso un finale in cui si svela il significato del titolo. Il buio che è dentro il protagonista Buck è lo stesso che è dentro molti di noi..il buio che non permette di scoprire e apprezzare quel poco di bene che resiste, nonostante tutto. Bellissimo il riferimento biblico nelle ultime pagine. Nonostante l’orrore, la vita vince sempre, almeno finchè c’è una briciola d’amore. Del resto, come scrive l’autrice “non è il mondo ad essere migliore, è solo quel cuore nobile che, nell’aprirsi all’essere vivente che incontra sul suo percorso, si sente migliore e sublima l’incontro di due universi paralleli e di due anime. Altrimenti, non ha senso vivere la vita.” Non è questo l’Amore? Questo bel libro ce lo ricorda, con delicatezza, attraverso le peripezie di amici a quattro zampe. Che sia di buon auspicio per sconfiggere il buio dentro ognuno di noi.
- edizioni ceranunavolta -

martedì 27 agosto 2013

LIBRO - "IL SOCCOMBENTE", di Thomas Bernhard

(Recensione di Francesco Anania)

La solitudine dei non numeri primi. “Cogliamo sempre nel segno, dicevo a Wertheimer, pensa, quando diciamo che questo o quell’uomo è un’infelice, mentre non cogliamo mai nel segno quando diciamo che questo o quello è un uomo felice” – Thomas Bernhard – Il Soccombente – 1983
E’ un monologo questo libro. Senza Capitolo. Senza fondo. Un unico spessore sottile come il ghiaccio che separa la vita assurda ed infelice di 2 allievi di Horowitz.
Ma quando ti imbatti in un genio, davanti alla stanza 33, mentre esegue un’aria delle “Variazioni Goldberg”, si scatena l’inferno in te. Non si sopravvive. Che fai, allora? Continui a suonare o no?
Il libro racconta il suicidio di un compagno di Glenn Gould e dell’abbandono del caro Steinway da parte dell’altro.
Insomma, la vita, l’arte, il perdersi, la resa. Il soccombere.

TEATRO - "ROMA-LIVERPOOL 1-1", di giuseppe Manfridi

(Recensione di Paolo Leone)

Può la rievocazione di una partita di calcio, seppure storica come può esserlo una finale di Coppa dei Campioni, divenire poesia, prosa dilagante e affabulatrice, tanto da tenere in sospeso un teatro stracolmo, a distanza di 30 anni? Se l'autore del testo è Giuseppe Manfridi, drammaturgo eccelso, e l'interprete Paolo Triestino, uno degli attori più straordinari della scena teatrale, la risposta non può che essere affermativa. "Roma - Liverpool 1 - 1, andato in scena ieri sera nella rassegna Fontanone Estate, giunta alla sua diciottesima edizione, e causa meteo ospitata eccezionalmente nel Teatro Belli a Trastevere, è un monologo di rarissima intensità e difficoltà recitativa che solo un big del palcoscenico può interpretare senza sbavature e cadute di ritmo. La scrittura di Manfridi, noto per il suo "teatro dell'eccesso", come felicemente definì la sua prosa il critico Di Giammarco per sintetizzarne l'arditezza e la ricchezza che giunge appunto all'eccesso di idioma e di contenuti, viene felicemente messa in scena da Triestino, trasportandoci tutti nel 1984, 30 maggio, in quella che fu la giornata più esaltante e triste della tifoseria romanista: la sconfitta (ai rigori) nella finale di Coppa Campioni. Ma c'è tanto altro. C'è l'immersione in un'epoca intensa di avvenimenti in Italia, c'è l'amore ingenuo del protagonista verso una ragazza che diventa irraggiungibile come la Coppa, c'è il ricordo commovente di capitan Agostino Di Bartolomei, di una città che era forse migliore di quella odierna. Ma soprattutto c'è tanta passione, tanto sentimento magistralmente riversato sul pubblico che, indipendentemente dalla fede calcistica, ne rimane rapito, conquistato, travolto, commosso. Una prima nazionale che, a detta dello stesso interprete, è stata difficile e molto impegnativa, ma che è stata un vero trionfo, suggellato dall'ovazione del pubblico attento e assorto durante lo spettacolo. Un banco di prova felicemente superato da Triestino ed il suo staff.
Ancora in scena il 27 e 28 agosto al teatro Belli e durante la stagione invernale al teatro Ghione.

martedì 20 agosto 2013

FILM - "QUASI AMICI", di Eric Toledano e Olivier Nakache

(Recensione di Daniela Spagnoli)

Il film ha avuto uno straordinario successo ben al di sopra di ogni aspettativa, segno che la gente ha bisogno di storie, possibilmente semplici, capaci di toccare quelle corde emotive che se pizzicate suscitino le due reazioni più genuine che dall'infanzia alla terza età scortano la vita di ogni essere umano: la risata e il pianto.
L'idea è tratta da un documentario del 2003. Il vero incontro tra l'aristocratico tetraplegico Philippe Pozzo di Borgo e il badante di umili origini algerine Abdel Sellou diventa un film divertente, commovente allo stesso tempo ma anche educativo.
Per quanto mi riguarda è il film più bello degli ultimi tempi.
Certo essere tetraplegico milionario è molto differente dall'esserlo come pensionato Inps ciò nonostante il film merita di essere visto.

lunedì 19 agosto 2013

LIBRO - "LA NOBILDONNA", di Giuseppe Marletta

(Recensione di Daniela Spagnoli)

La prima impressione è che si tratti di un libro "giallo" ma con il dipanarsi della storia si scopre in parallelo un'altra narrazione riguardante la vita dell'uomo carabiniere e sul significato dell'appartenenza all'arma.
Devo ammettere in tutta sincerità che ho sempre considerato il carabiniere come un ufficiale al servizio della società senza considerare il suo lato umano, questo romanzo mi ha dato la possibilità di conoscere un mondo concomitante ma sconosciuto.
Il romanzo è molto coinvolgente sia per le splendide descrizioni che per il modo di scrivere raffinato.
L'autore mi perdonerà questa licenza ma amo le note di colore; già dal primo romanzo si capisce che il "ragazzo" ha del talento.

domenica 18 agosto 2013

LIBRO - "LE VERITA' INATTESE", di Giuseppe Marletta

(Recensione di Raffaella Delpoio)


"Sono arrivata all’ultima pagina del suo bellissimo libro e ho deciso di scrivere la mia recensione in merito a questa Opera, siccome mi è piaciuta moltissimo, la modalità della sua sul mio libro, adotterò lo stesso sistema che rende chiari i passaggi.
Inizio a dire che trovare in un libro tante regole di vita non è semplice, un libro di solito o è un racconto, o un giallo, o un auto biografia o…ecc ecc. Questo libro invece è un insieme di tutto ciò! Complimenti.
Scrivo ora i motivi per cui ho, come già detto, non letto ma VISSUTO questo testo:
• Antefatto. In queste prima pagine la mia mente è spaziata nei ricordi di un caro amico, figura molto importante nella mia vita e nella lettura l’ho rivisto come se fosse ancora una volta lì con me (ho regalato un suo libro al figlio che di certo proverà le stesse sensazioni).
• Antefatto. Sempre in queste prime pagine ho riscontrato quei valori ben dettagliati che andiamo perdendo in questa modernità, dove il maestro era una figura educativa, e di aiuto per l avvenire dignitoso dei ragazzi. La scuola non era solo un luogo di studio ma soprattutto un luogo dove le regole della vita venivano insegnate come il rispetto altrui. Belli i passaggi dei litigi tra i ceti sociali, cosa che non si è persa nei tempi. Ammirevole la descrizione delle differenze tra il ricco e il povero, cosa che viene ripresa anche nella festa dove le donne più povere risistemavano le vesti per essere comunque belle come le ricche.
• Mi ha colpito molto il passaggio naturale nell’inserire il lavoro dei Carabinieri, scollegandosi non troppo dalla vita dei due ragazzi. Questo sapendo le difficoltà che si trovano a scrivere un libro mi ha sorpreso…Complimenti.
• Ho vissuto l’interrogatorio, come fossi seduta su quella sedia, a ogni personaggio mi immedesimavo, queste domande forti di chi interroga, di chi si ferma e ti lascia riprendere fiato, di chi ti guarda e capisce ciò che tu, magari neppure vuoi dire, la sempre forte umanità che mettete quando capite che al di là della vostra scrivania , c è chi, ha sofferto, o,ha solo sbagliato per paura, o per rabbia. Ho riportato alcuni passi su un foglio e li leggerò nel momento in cui farò la mia prossima presentazione affinchè possa far capire la NON paura nel parlare con voi e quindi nel denunciare i crimini.
• Molto commovente il susseguirsi delle vicende, mentre la vita della ragazza si complica e sceglie di non perdere i sacrifici della famiglia, in caserma si vive una bellissima vita di famiglia, i Carabinieri sembrano tutti fratelli ognuno con il rispetto per l'altro e per la carica che ricopre. E tutti uniti, con lo stesso spirito di collaborazione e di amore.
• Molto accurata nei particolari sia la storia di quei tempi, che la parte religiosa.
• In questo punto desidero ringraziare Giuseppe Marletta per aver evidenziato un problema che nessuno avrebbe avuto il coraggio di evidenziare, facendo capire al lettore le difficoltà che la mafia crea anche a livello burocratico e/o di magistrature. Questo le dona la mia Stima. Un autore che scrive ciò, e che riesce a far capire così bene che le forze dell’ordine, non si fanno “ comprare” mi ha rincuorato e mi darà ulteriormente la forza per fare una lotta affinchè le persone denuncino.
• Un libro scritto con la capacità di saper scrivere, di saper dare al lettore la capacità di immedesimarsi nella vicenda, di vivere lo stesso libro che rimane nel cuore con la voglia di pubblicizzarlo al solo scopo di far vivere ad altri la lettura appena vissuta.
• Ho letto il libro di impeto, per rallentare la lettura nelle ultime pagine cosciente del fatto che mi spiaceva che lo stesso fosse finito, e l’abbandonare la lettura di questa storia così intensa mi dava quasi dispiacere.
• Un finale che si prolunga quasi a voler " mettere in puntini sulle ì" (come dice il proverbio), classico delle FORZE DELL ORDINE, molto molto appagante.
• Mi soffermo anche a "spendere" due parole sulla Casa Editrice che ha saputo valorizzare con una grafica molta attenta l’opera rendendola raffinata e regaando alla stessa un valore appropriato.
• Un solo consiglio mi sento di dare all’autore, il consiglio di una persona che è stata definita la donna coraggio per ciò che ha vissuto..... continui a scrivere, Giuseppe Marletta, continui a donarci opere come queste, continui a farci vivere queste vite , questi valori.
Mi fermo ora a sintetizzare ciò che penso del libro ..............
LE VERITA' INATTESE ...........UN LIBRO CHE NEL LEGGERLO...... SI VIVE!!!!!!"

LIBRO - "LA NOBILDONNA", di Giuseppe Marletta

(Recensione di Luisa Bolleri)

"La Nobildonna" è un noir poliziesco, in cui il giovane protagonista, carabiniere di leva della provincia di Parma, viene trasferito in un paesino in provincia di Catania, distante sotto molti aspetti anni luce dalla sua terra d'origine. Sono gli anni '70. In una Sicilia sottomessa dai soliti poteri forti a condizionamenti sulla politica, l'economia e le amministrazioni, condizionamenti che spesso favoriscono gli interessi della mafia, il romanzo si dipana attraverso il racconto dei sentimenti, i pensieri e le emozioni del giovane Attilio Franz Guarino. Inizialmente intimorito dal nuovo ambiente e dal dovuto rispetto verso le varie gerarchie all'interno della Stazione dei CC, dove peraltro spicca la burbera personalità del Comandante, strada facendo il giovane si troverà a scoprirsi oggetto di un'insperata quanto fraterna accoglienza. Guarino dovrà confrontarsi con il suo primo caso, l'omicidio di un'anziana e ricca nobildonna. Tutti i carabinieri della piccola caserma si impegneranno in un affiatato gioco di squadra, tra suspense e colpi di scena. L'autore Giuseppe Marletta dipinge nel suo contesto storico uno splendido spaccato di vita della Sicilia e della vita quotidiana di un carabiniere.