Un monologo serrato, una lunga
mitragliata di battute comiche ma raffinate, mai banali, a volte demenziali.
Mario Zucca, volto noto in televisione nelle prime edizioni di Zelig, ma anche
doppiatore di Michey Rourke e autore di diversi monologhi teatrali, si è
esibito nel rinnovato Teatro Ambra alla Garbatella, il popolare rione romano.
Un’ora e più di racconti dissacranti sulle figure principali della sua e nostra
infanzia, da un padre assente e distratto, al parroco del quartiere, dalle
vacanze intelligenti ai nonni. Un talento il suo, resistente agli anni, che
meriterebbe un maggior seguito. Una capacità mnemonica che impressiona, un
ritmo talmente sostenuto che a volte si fa fatica a seguirlo e mentre metti a
fuoco la battuta precedente già ne ha lanciate altre due. Mario Zucca
meriterebbe un maggior seguito, cosa che purtroppo non è avvenuta ieri, in un
teatro meravigliosamente rinnovato, ma desolatamente vuoto. Bravo lui, grande
professionista, a recitare con verve davanti a soli 13 spettatori paganti. Ma
peccato anche per questo teatro, che presenta una stagione veramente interessante
e a prezzi davvero stracciati. La speranza è che sia stata una di quelle serate
particolari, in cui tutti gli elementi negativi si concentrano e che non sia
disinteresse verso chi, con fatica e impegno, porta la cultura anche nei
quartieri più popolari di questa, come di altre città italiane. Se servissero
solo i grandi nomi per far uscire la gente dalle case, per staccarli dalla
televisione, allora saremmo davvero messi male. Speriamo vivamente che i “semi
di zucca” seminati in questi giorni, possano far fiorire l’interesse verso il
teatro anche alla Garbatella.
Hai letto un libro, hai visto un film, hai apprezzato un'opera d'arte e vuoi condividere ciò che ti hanno lasciato dentro con tutti noi? Bene.. inviaci un messaggio privato su www.facebook.com/ilpostodellerecensioni ricordandoti di citare titolo, autore ed aggiungendo un breve testo, e noi provvederemo a pubblicarlo!
giovedì 24 ottobre 2013
TEATRO - "Semi di Zucca" al teatro Ambra alla Garbatella
)Recensione di Paolo Leone)
venerdì 18 ottobre 2013
TEATRO - "Ladro di Razza"
(Recensione di Paolo Leone)
Grazia, delicatezza, realismo, poesia, leggerezza e profonda riflessione. Un acquerello dai colori tenui, pur tratteggiando uno spaccato di vita dura, drammatica. Questa è la forza, la caratteristica primaria di un grande commediografo come Gianni Clementi, non a caso uno dei più apprezzati in Europa, che si conferma nel bellissimo spettacolo “Ladro di razza”, in scena al Teatro Ghione di Roma. La storia di tre esistenze che tentano di sopravvivere nelle ristrettezze di una Roma, nel 1943, in mano ai tedeschi. Il simpatico truffatore Tito (un superbo Massimo Dapporto), appena uscito da Regina Coeli, per sfuggire alle grinfie del fantomatico usuraio “Atto de dolore”, chiede rifugio nella baracca in cui vive il suo amico Oreste (Blas Roca Rey), umile operaio delle fornaci di Valle Aurelia. Senza alcuna voglia di trovare un lavoro, escogita strampalati espedienti per rimediare il denaro da restituire al violento “strozzino”, regolarmente
destinati al fallimento. Il caso, poi, fa sì che il furfante incontri Rachele (Susanna Marcomeni), dirigente delle fornaci in cui lavora l’amico, ricca zitella ebrea che vive in un lussuoso appartamento del ghetto di Roma. Ingolosito dalle ricchezze a facile portata di mano, il fascinoso Tito escogita un piano per risolvere tutti i suoi problemi: far innamorare la donna, ottenere la sua fiducia per poi derubarla di tutti i suoi averi. Riesce ad entrare nelle sue grazie, diventa di casa, tutto è pronto per il grande colpo. E’ l’alba del 16 ottobre 1943, i nazisti irrompono nel ghetto…Tito ha, forse per la prima volta nella sua vita, un sussulto di coscienza.
Non sveliamo del tutto, come sempre, il finale, ma la commedia ci lascia una tale sensazione di grazia, di bellezza nella sua scrittura, che quasi diventa irrilevante. Massimo Dapporto si conferma un fuoriclasse, la Marcomeni riesce ad essere drammatica ed esilarante, Blas Roca Rey è l’anima buona della storia e riesce a interpretarla con una naturalezza impressionante. La comicità non è mai fine a sé stessa e i tre personaggi riescono ad esprimere tutta la loro umanità, tanto da farci ridere e commuovere profondamente. Manna per il teatro.
“Ladro di razza”, che avevamo visto un paio di anni fa con altri interpreti, ribadisce l’assoluto valore di Gianni Clementi, penna preziosa della drammaturgia italiana.
Grazia, delicatezza, realismo, poesia, leggerezza e profonda riflessione. Un acquerello dai colori tenui, pur tratteggiando uno spaccato di vita dura, drammatica. Questa è la forza, la caratteristica primaria di un grande commediografo come Gianni Clementi, non a caso uno dei più apprezzati in Europa, che si conferma nel bellissimo spettacolo “Ladro di razza”, in scena al Teatro Ghione di Roma. La storia di tre esistenze che tentano di sopravvivere nelle ristrettezze di una Roma, nel 1943, in mano ai tedeschi. Il simpatico truffatore Tito (un superbo Massimo Dapporto), appena uscito da Regina Coeli, per sfuggire alle grinfie del fantomatico usuraio “Atto de dolore”, chiede rifugio nella baracca in cui vive il suo amico Oreste (Blas Roca Rey), umile operaio delle fornaci di Valle Aurelia. Senza alcuna voglia di trovare un lavoro, escogita strampalati espedienti per rimediare il denaro da restituire al violento “strozzino”, regolarmente
destinati al fallimento. Il caso, poi, fa sì che il furfante incontri Rachele (Susanna Marcomeni), dirigente delle fornaci in cui lavora l’amico, ricca zitella ebrea che vive in un lussuoso appartamento del ghetto di Roma. Ingolosito dalle ricchezze a facile portata di mano, il fascinoso Tito escogita un piano per risolvere tutti i suoi problemi: far innamorare la donna, ottenere la sua fiducia per poi derubarla di tutti i suoi averi. Riesce ad entrare nelle sue grazie, diventa di casa, tutto è pronto per il grande colpo. E’ l’alba del 16 ottobre 1943, i nazisti irrompono nel ghetto…Tito ha, forse per la prima volta nella sua vita, un sussulto di coscienza.
Non sveliamo del tutto, come sempre, il finale, ma la commedia ci lascia una tale sensazione di grazia, di bellezza nella sua scrittura, che quasi diventa irrilevante. Massimo Dapporto si conferma un fuoriclasse, la Marcomeni riesce ad essere drammatica ed esilarante, Blas Roca Rey è l’anima buona della storia e riesce a interpretarla con una naturalezza impressionante. La comicità non è mai fine a sé stessa e i tre personaggi riescono ad esprimere tutta la loro umanità, tanto da farci ridere e commuovere profondamente. Manna per il teatro.
“Ladro di razza”, che avevamo visto un paio di anni fa con altri interpreti, ribadisce l’assoluto valore di Gianni Clementi, penna preziosa della drammaturgia italiana.
sabato 12 ottobre 2013
FILM – “CATTIVISSIMO ME 2”, di Pierre Coffin e Chris Renaud
(Recensione di Palma Lavecchia)
Non me ne vogliate se non ho scelto un film di un certo spessore culturale, ma piuttosto un solletico ludico tendenzialmente rivolto ai bambini. E’ che ritengo che, in un momento storico complicato come questo, la parte di noi che ne esce più sofferente, peggio trattata, è proprio il fanciullino, tanto caro al Pascoli, e che risiede in ognuno, grande o piccolo che sia. Allora, almeno portiamolo al cinema! Perché il film fa ridere e sorridere, non solo i bambini. Ho un unico rammarico: non aver visto il primo. Ma vi dico subito che non serve, seppure cercherò di rimediare quanto prima. La trama è semplice, i sentimenti tangibili, i personaggi familiari fin da subito. Ciò che più mi ha colpito, sinceramente, è la mimica: più comunicativi di tanti attori in carne ed ossa, certe volte sembrano davvero animati da un alito di Vita e meritevoli di un premio Oscar. Qualcosa della storia ricorda i Gremlins. Ve li ricordate i Gremlins, quegli adorabili cuccioli di non so cosa di quel film anni Ottanta, che se però venivano malauguratamente a contatto con l’acqua si trasformavano in creature mostruose e cattive? I Minion, parimenti, è un popolo di esserini gialli e variegati, di una simpatia disarmante, ma che il contatto con una certa sostanza trasforma in esseri abominevoli e tremolanti. Tranquilli, però, perché come nelle migliori favole, tutto si risolverà per il meglio e il bene vincerà sul male. E forse è proprio questo che ci piace delle storie per bambini, così tanto diverse dai finali di certe storie per adulti e, tanto meno, dalla realtà..
venerdì 11 ottobre 2013
LIBRO - "50 sfumature di nero", di E.L. James
(Recensione di Patrizia Cimmelli)
Il secondo libro della trilogia prende in maniera diversa rispetto al primo, "50sfumature di grigio". Mentre il primo si concentra molto sulla parte erotica, l'attrazione sessuale, il secondo è piu romantico, nasce il grande amore.....il sogno di ogni donna o ogni coppia, un grande amore completato da una forte e grande passione. Il primo mentre lo stai leggendo ad un certo punto pensi di mollarlo ti sembra noioso, ripetitivo, finche poi alla fine non inizia con la nascita del sentimento che ti porta a leggere il secondo. Quest'ultimo invece ti cattura anche per la souspance di alcuni avvenimenti. Nel complesso, al di la della parte erotica il libro nonostante è stato tradotto in italiano è scritto molto bene, in fondo i protagonisti sono persone molto colte ed intelligenti. E concludo pensando che sarebbe molto indicato consigliarlo agli uomini, in fondo la bella Anstasia Steele è una perfetra sottomessa al suo uomo!!!
Il secondo libro della trilogia prende in maniera diversa rispetto al primo, "50sfumature di grigio". Mentre il primo si concentra molto sulla parte erotica, l'attrazione sessuale, il secondo è piu romantico, nasce il grande amore.....il sogno di ogni donna o ogni coppia, un grande amore completato da una forte e grande passione. Il primo mentre lo stai leggendo ad un certo punto pensi di mollarlo ti sembra noioso, ripetitivo, finche poi alla fine non inizia con la nascita del sentimento che ti porta a leggere il secondo. Quest'ultimo invece ti cattura anche per la souspance di alcuni avvenimenti. Nel complesso, al di la della parte erotica il libro nonostante è stato tradotto in italiano è scritto molto bene, in fondo i protagonisti sono persone molto colte ed intelligenti. E concludo pensando che sarebbe molto indicato consigliarlo agli uomini, in fondo la bella Anstasia Steele è una perfetra sottomessa al suo uomo!!!
LIBRO - "50 sfumature di grigio, di E.L. James
(Recensione di Patrizia Cimmelli)
Una storia erotica molto travolgente e dettagliata, a mio parere aiuta ad essere un po' più aperti dal punto di vista sessuale, o meglio a lasciarsi andare. Basti pensare che chi ci da questa spinta è alle sue prime armi, la sua prima esperienza in assoluto eppure si lascia cosi andare ad un uomo dannatamente bello ed affascinante, di gran fama che ha il potere economico, maniaco del controllo su tutto e tutti, dal punto di vista sessuale perverso, ma poi scopriremo che sono i fantasmi del passato che lo portano a questo.
Ed Ana la protagonista di questa storia altrettanto bella, intelligente ed astuta riesce a portare quest'uomo con la sua semplicità ed umiltà ad innamorarsi perdutamente di lei. Come gia detto essendo lui molto ricco lascio alla vostra piu bella e fiabesca fantasia immaginare come possa conquistarla.....una favola a cui non manca proprio nulla! E forse sarà per questo che la bella Ana si lascia andare???? Bhe daltronde non ha altro a cui pensare se non a questo "penetrante" idillio.
mercoledì 9 ottobre 2013
Libro – “Il cercatore di stelle”, di Daniela Curreli
(Recensione di Paolo Leone)
Opera prima di assoluto interesse
questo romanzo della scrittrice Daniela Curreli. Colpisce innanzi tutto per la
ricchezza e la ricercatezza nella costruzione della sintassi, ma in particolar
modo per la storia in apparenza così semplice ma invece complessa, come può
esserlo una vita alla ricerca dell’amore perfetto, alla ricerca della “stella”
perfetta. Il titolo, appunto, ci rimanda alla leggenda descritta nelle prime
pagine dalla Curreli, secondo cui, “nell’attimo
in cui si incontra l’amore vero, due stelle si uniscono in un’unica grande
stella che, come un fiore, si schiude e lascia cadere i suoi petali sugli
innamorati.” I guai iniziano quando un amore non viene interrotto in
armonia..in quel caso il guardiano delle stelle attende la riconsegna del peso
dell’ultimo amore terminato. Chi si oppone a questo, vivrà della fantasia dei
ricordi d’amore, una condanna vera e propria. Da questo assunto, inizia la
storia di Mariano, un sardo emigrato a Marsiglia fin da giovane, un uomo che
vive regalando amore. Amori intensi, mai tiepidi. Del resto, come afferma la
stessa autrice, “per vivere un’esistenza effimera, basta fare economia sugli
affetti.” Il protagonista lotterà con tutte le sue forze per non oltraggiare il
“guardiano del cielo”, si metterà alla prova nelle sue tormentate relazioni. Il romanzo scorre velocemente ma non senza una
continua introspezione, a volte anche ostica, ma si lascia leggere con piacere.
Una bellissima e ricca storia, scritta con uno stile raffinato. Presentato
anche all’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ho avuto il
piacere di conoscere personalmente l’autrice, continua ad ottenere un bel
successo con la sola forza del passaparola. Attendiamo con curiosità il secondo
libro dell’effervescente Daniela. (Edizioni psiconline – collana “a tu per tu”)
LIBRO - "Mama Kenya", di Lorena Cagliotta
(Recensione di Patrizia Cimmelli)
E' un libro molto travolgente, intenso, autobiografico. La protagonista è Lorena ma in realta siccome il libro ě diviso in capitoli ad ognuno vi è un vero e proprio protagonista. In questo libro Lorena parla dei suoi meravigliosi tre anni vissuti in Africa. Tutto inizia quando per una grave malattia lei perde il bambino e tra la vita e la morte chiede la grazia che se sopravvive lei sarebbe partira per l'Africa per aiutare quel popolo che le è entrata nel cuore diverso tempo addietro, quando vi è andata un viaggio di piacere con colui che al tempo era suo marito. Cosi parte da sola, inizialmente va a lavorare in un villaggio turistico ma presto, mentre continua a lavorare, va a vivere in una tribu perchè lei vuole vivere la realtà. E da lì racconta la sua vita vissuta, anche nelle difficolta piu dure parla di quella terra come unico paradiso terrestre, te la fa amare, entrare dentro, e fa altrettanto per le persone. Lei arriva a comprarsi un terreno per far vivere ai turisti la vera Africa, organizzando escursioni con colui che poi sarà suo marito, cosi impara lo swaili, lingua locale. È una storia toccante, piena di emozioni, che consiglio vivamente di leggere, ne vale la pena! Andrei avanti dilungandomi ma senza trasmettere quella potenza di vita che questo libro dà, e quindi lo sminuirei senza volerlo!
E' un libro molto travolgente, intenso, autobiografico. La protagonista è Lorena ma in realta siccome il libro ě diviso in capitoli ad ognuno vi è un vero e proprio protagonista. In questo libro Lorena parla dei suoi meravigliosi tre anni vissuti in Africa. Tutto inizia quando per una grave malattia lei perde il bambino e tra la vita e la morte chiede la grazia che se sopravvive lei sarebbe partira per l'Africa per aiutare quel popolo che le è entrata nel cuore diverso tempo addietro, quando vi è andata un viaggio di piacere con colui che al tempo era suo marito. Cosi parte da sola, inizialmente va a lavorare in un villaggio turistico ma presto, mentre continua a lavorare, va a vivere in una tribu perchè lei vuole vivere la realtà. E da lì racconta la sua vita vissuta, anche nelle difficolta piu dure parla di quella terra come unico paradiso terrestre, te la fa amare, entrare dentro, e fa altrettanto per le persone. Lei arriva a comprarsi un terreno per far vivere ai turisti la vera Africa, organizzando escursioni con colui che poi sarà suo marito, cosi impara lo swaili, lingua locale. È una storia toccante, piena di emozioni, che consiglio vivamente di leggere, ne vale la pena! Andrei avanti dilungandomi ma senza trasmettere quella potenza di vita che questo libro dà, e quindi lo sminuirei senza volerlo!
Iscriviti a:
Post (Atom)





